TESTIMONIANZE

Oggi le castagne prodotte e destinate all'autoconsumo vengono prevalentemente impiegate per produrre dolci e marmellate e, non è diffusa, e probabilmente non lo è mai stata, l'usanza di preparare la farina di castagne.

Appare poco probabile che un prodotto, lo sfarinato di castagne, che per secoli ha rappresentato per le popolazioni rurali l'unica alternativa alle più pregiate farine a base di cereali e legumi, non fosse presente nella dieta delle popolazioni locali. Tuttavia, la motivazione può, forse, essere ricondotta alla seguente usanza: un tempo, tra i produttori di castagne di S. Restituta, Toscolano e forse anche Melezzole, e i produttori di cereali, leguminose ed olio esistevano intensi rapporti commerciali.

Dato che i primi vivevano in aree ad elevata altitudine non adatte alla produzione di mais, grano, orzo, fagioli, fave ed olio, scambiavano il loro prodotto, le castagne, con gli agricoltori delle colline più a valle.

Il baratto prevedeva lo scambio di pari quantità e, ad un quintale di mais o grano, corrispondeva un quintale di castagne. Da questo mercanteggiare ne beneficiavano entrambe le parti, infatti a coloro che abitavano più in alto era garantita sempre una certa quantità di grano, utile per fare il pane e la pasta, legumi, mais, per l'ingrasso dei suini, ed olio. Mentre i secondi potevano contare su un prodotto nutriente, di facile preparazione e conservazione. La restante parte che avanzava dall'autoconsumo, veniva venduta o alla gente del posto o, eventualmente, al mercato di Todi, Terni o Amelia.